ROBERTO LATINI
biografia

Attore, autore, regista, si è formato a Roma presso Il Mulino di Fiora, Studio di Recitazione e di ricerca teatrale diretto da Perla Peragallo, diplomandosi nel 1992. Fondatore negli anni delle compagnie Teatro Es, Clessidra Treatro, è il fondatore di Fortebraccio Teatro, compagnia riconosciuta dal Ministero per i Beni e le Attività culturali dal 1999 al 2018.
Si è laureato discutendo una tesi in Metodologia e Critica dello Spettacolo presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.
Tra gli altri, ha ricevuto il Premio Sipario nell’edizione 2011 per Noosfera Lucignolo, il Premio Ubu 2014 come Miglior Attore per il ruolo di Arlecchino ne Il servitore di due padroni, regia di Antonio Latella, il Premio della Critica nel 2015 per I giganti della montagna e il Premio Ubu 2017 come Miglior Attore per Cantico dei cantici. Da alcuni anni incontra attrici e attori attraverso laboratori intitolati “l’attore senza spettacolo” e “where is this sight?” . Ha diretto il Teatro San Martino di Bologna dal 2007 al 2012.
Tra i suoi titoli più recenti, Mangiafoco (2019, dramaturgia, regia e interpretazione), In exitu di Giovanni Testori (2019, diretto e interpretato), Sei. E dunque perché si fa meraviglia di noi? da Luigi Pirandello (drammaturgia e regia), ll teatro comico di Carlo Goldoni (produzione Piccolo Teatro di Milano) tutti e due del 2018, Quartett di Heiner Müller (regia), Cantico dei cantici (adattato, diretto e interpretato), entrambi del 2017; Amleto + Die Fortinbrasmaschine, da William Shakespeare e Heiner Müller (diretto e interpretato), 2016; Metamorfosi (di forme mutate in corpi nuovi) da Ovidio (diretto e interpretato), 2015; I giganti della montagna di Luigi Pirandello (diretto e interpretato), 2014; Il servitore di due padroni da Carlo Goldoni, di Ken Ponzio, regia di Antonio Latella e Noosfera Museum (scritto, diretto e interpretato), tutti e due del 2013; Scene di Woyzeck di Georg Büchner / Alban Berg, regia di Federico Tiezzi, Seppure voleste colpire (scritto, diretto e interpretato) e Ubu Roi di Alfred Jarry (diretto e interpretato), tutti del 2012; Noosfera Titanic (scritto, diretto e interpretato), 2011; Noosfera Lucignolo (scritto, diretto e interpretato) e L’uomo dal fiore in bocca di Luigi Pirandello (diretto e interpretato), entrambi del 2010.

Perché sei venuto a mettere scompiglio nel mio teatro?

Mi chiamo Roberto. Ho sette anni, quindi, forse, centoventi.. Questo è quello che vorrei dire ogni volta al di qua del sipario.

Perché sei venuto nel mio teatro?

La creda illustrissimo che la colpa non è stata mia.
Sono qui perché circa trent’anni fa sono uscito una sera con degli amici, a Roma; c’erano due ragazze in quel gruppo, che si chiamavano, incredibilmente, casualmente, Elena e Stella.
Stella, una ragazza abbastanza in carne, disse di essere iscritta ad un corso di danza del ventre e diede una piccola dimostrazione. La danza del ventre sul suo corpo burroso stava piuttosto bene, e riscosse un certo successo presso la parte maschile del gruppetto. Così Elena, forse per recuperare punti d’attenzione, dichiarò di essere iscritta. da un mese circa. a una scuola di teatro.
Avevo 19 anni, e per la prima volta qualcuno mi diceva che esistevano le scuole di teatro, fino ad allora non avevo neanche mai pensato che esistessero. Ho aspettato tutta la domenica che arrivasse il lunedì, e lunedì mattina mi sono presentato alla scuola dove era iscritta Elena. La scuola si chiamava Studio di Recitazione di Ricerca Teatrale “Il Mulino di Fiora” diretto da Perla Peragallo. Perla aveva avuto in eredità da sua madre Fiora un mulino, in Toscana, lo aveva venduto e con i soldi di quel mulino aveva aperto la scuola. Sono sceso dal motorino come da un cavallo – ero piuttosto western allora, intendo più di come sono adesso.
Incontrai Perla e le dissi «So’ venuto a da’ ’n’occhiata».
Lei mi rispose «Nun c’è gniente da guardà!».
Ecco ho capito successivamente che quella era stata, tra le tante, la prima lezione, la più importante.
“Non c’è niente da guardare” è una frase che ho tenuto con cura, con attesa, con tempo. Sono stato in quella scuola per tre anni.

Nel tempo ho fondato tre compagnie diverse. Con l’ultima sono stato ammesso ai contributi ministeriali per vent’anni e ne sono uscito (d’accordo con Gianluca e Max) a dicembre dello scorso anno per proteggere quella parte di me, forse artistica, forse solo responsabile, continuamente minata dalle burocrazie, dalle convenienze, dalle strategie.
Per lo stesso motivo ho deciso di chiudere un teatro nel 2012, a Bologna, il Teatro San Martino. È una delle cose di cui, purtroppo, mi vanto.

Smettila di piangere!
I tuoi lamenti mi hanno messo un’uggiolina in fondo allo stomaco… Sento uno spasimo che, quasi quasi….
Felicità!

Sì, come ogni volta nell’occasione teatro.
Nel rinnovarsi di questo patto tra attore e spettatore.
Dove la domanda, il pensiero, la questione, il dubbio è: Costruire immagini o costruire immaginazione?
Io la risposta l’ho ricevuta il primo giorno:
Non c’è niente da guardare.. “

da Mangiafoco diretto e interpretato da Roberto Latini