ROBERTO LONGHI
Autoritratto di critico con figure

Accademia di Belle Arti, Compagnia Lombardi – Tiezzi e Teatro Laboratorio della Toscana
insieme per un progetto teatrale sulla figura di Roberto Longhi

un progetto di Sandro Lombardi, Mauro Pratesi, Federico Tiezzi
drammaturgia di Giulia Tellini
regia di Simone Faloppa

con Valentina Elia, Sandro Lombardi, Luca Tanganelli, Lorenzo Terenzi
flauti Roberto Fabbriciani, Guido Pratesi
musica Roberto Fabbriciani

luci Tommaso Checcucci

scene progettate e realizzate dagli allievi della classe di scenografia dell’Accademia,
coordinata dai Professori Massimo Mattioli e Francesco Givone
costumi progettati e realizzati dagli allievi della classe di costume dell’Accademia, coordinata dalla Professoressa Cristina Giorgetti
copia del dipinto Ragazzo morso da un ramarro realizzata da Alexandru Andries

Prima rappresentazione: Firenze, Teatro dell’Accademia delle Belle Arti, 7 giugno 2019

A cinquant’anni dalla morte del critico e storico dell’arte Roberto Longhi, avvenuta nella sua casa fiorentina nel 1970, la Compagnia Lombardi – Tiezzi, attraverso il Teatro Laboratorio della Toscana, e l’Accademia di Belle Arti di Firenze porta in scena uno spettacolo scritto, diretto, interpretato e sceneggiato dagli allievi della Scuola di Scenografia dell’Accademia e dal Laboratorio di alta formazione per attori e drammaturghi, diretto da Federico Tiezzi e Sandro Lombardi, con il sostegno della Regione Toscana. Il percorso, iniziato un anno e mezzo fa con la sigla di una convenzione, trova la sua prima manifestazione pubblica in questo lavoro sulla figura di un protagonista del mondo dell’arte e della cultura del Novecento, nonché suo profondo innovatore.
Lo spettacolo si svolge con il patrocinio della Fondazione Roberto Longhi di Firenze.

Un ritratto in tre momenti attraverso i quali si rivelano allo spettatore le tappe fondamentali della vita professionale e privata di Longhi. Dagli anni dell’insegnamento nei licei Tasso e Visconti di Roma, alla militanza nell’avanguardia futurista. Dall’incontro con Anna Banti, rievocato dalla corrispondenza che i due tennero nei primissimi anni venti, a quello con Pier Paolo Pasolini, suo allievo all’Università di Bologna, che di Longhi scrisse: ‘Longhi era sguainato come una spada. Parlava come nessuno parlava. Il suo lessico era una completa novità. La sua ironia non aveva precedenti. La sua curiosità non aveva modelli. La sua eloquenza non aveva motivazioni. Per un ragazzo oppresso, umiliato dal conformismo della società fascista, questa era la rivoluzione’. Tra i frammenti di vita non mancano citazioni al pantheon degli artisti che Longhi contribuì a far conoscere e studiare, dai pittori del Rinascimento a Caravaggio, che per il critico, segna la fine della pittura italiana.

Un ringraziamento alla Confraternita della spada di Firenze, sala d’arme FISAS