FEDERICO TIEZZI
biografia

Nato a Lucignano (AR) nel 1951, drammaturgo, attore e regista, Federico Tiezzi inizia a rivelare la sua attitudine al teatro giovanissimo, esercitandosi sulla regia, già all’età di quattordici anni, con Il Bugiardo di Carlo Goldoni. Due anni più tardi scrive il suo primo testo teatrale, ispirandosi a Samuel Beckett. Studia per alcuni anni musica. Negli anni del liceo, frequentato ad Arezzo, insieme ad alcuni compagni (tra cui Loriana Nappini, che prenderà in seguito il nome d’arte di Marion D’Amburgo e Sandro Lombardi), fonda la Compagnia dei Tre e allestisce alcuni spettacoli nei quali, a una cultura principalmente letteraria, applica i metodi del Living Theatre e di Jerzy Grotowski. La tragedia e la commedia greca (Eschilo, Sofocle, Aristofane) sono i suoi punti di riferimento in quella fase, insieme ad autori quali Allen Ginsberg, Peter Weiss, Federico Garcia Lorca, Pier Paolo Pasolini, Thomas St. Eliot, Bertolt Brecht, Antonin Artaud. I primi spettacoli (allestiti tra il 1968 e il 1970) utilizzano i testi di questi autori all’interno di scritture drammaturgiche originali. Oltre alla letteratura drammatica, diviene suo costante punto di riferimento il cinema classico (Ejsenstein, Griffith, Ford, Lang, Gance, Murnau, Kurosawa, Ozu).
Nel 1970 Tiezzi si trasferisce a Firenze dove fonda la compagnia Il Carrozzone, che si fa subito notare nell’ambito dell’arte contemporanea, presentando spettacoli alla Galleria del Centro Techne (Morte di Francesco, 1971) e alla Galleria Schema (La donna stanca incontra il sole, 1972). Questi lavori sono fortemente influenzati dai teatri classici giapponese e indiano. Invitato da Giuseppe Bartolucci al I° Festival delle Nuove Tendenze a Salerno, La donna stanca incontra il sole, dalla forte matrice figurativa, impone la compagnia a livello nazionale come una delle esperienze di punta dell’allora nascente Teatro Immagine, di cui fanno parte registi quali Mario Ricci, Giancarlo Nanni, Giuliano Vasilicò, Memè Perlini, Carlo Cecchi, Carlo Quartucci, Leo de Berardinis. Nel 1977 si laurea in Storia dell’Arte a Firenze con Roberto Salvini, con una ricerca iconologica sulla teatralità nella scultura di Claus Sluter e nel tardo gotico europeo, ispirata ai metodi storiografici di Aby Warburg ed Erwin Panofsky, due nomi che lo accompagneranno costantemente nella sua ricerca teatrale.
Dopo due spettacoli di transizione (Lo spirito del giardino delle berbacce, ispirato a un caso clinico di Ronald Laing, 1976, e Il giardino dei sentieri che si biforcano, ispirato a un racconto di Jorge Luis Borges, 1976), Tiezzi affronta una ricerca concettuale sul linguaggio, da cui scaturiscono spettacoli-manifesto quali Presagi del vampiro (1977), Vedute di Porto Said e Studi per ambiente (1978), Punto di rottura (1979). In essi è evidente il contatto con le arti visive, in particolare la Body art, l’arte concettuale, la minimal art, e i rapporti con artisti quali Dan Flavin, Andy Warhol, Alighiero Boetti.
Sono gli anni in cui, con la sua compagnia, Tiezzi è presente nei principali festival europei, da Amsterdam a Bruxelles, da Colonia a Belgrado, da Vienna a Berlino, da Liegi a Parigi, da Bordeaux a Madrid, da Amburgo a Monaco di Baviera. Nel 1979 Il Carrozzone vince il Premio Ubu come miglior compagnia sperimentale italiana, riconoscimento che verrà confermato nel 1980.
Il lavoro di Tiezzi sfocia successivamente in spettacoli dichiaratamente aperti a uno sguardo sulla contemporaneità: del 1979 è Ebdòmero, tratto dal romanzo di Giorgio De Chirico; del 1980 Crollo nervoso, su musiche di Brian Eno, dove per la prima volta Tiezzi applica le ricerche di Edward Gordon Craig sullo spazio scenico, mentre Sulla strada, con musiche originali di Jon Hassell e Nana Vasconcelos, liberamente ispirato al romanzo di Jack Kerouac, debutta a Venezia, per la Biennale Teatro del 1982. Nel 1980 allestisce, allo Stadio Olimpico di Monaco, Ins Null con la partecipazione di Hanna Schigulla. Rainer W. Fassbinder inserisce due sue regie per Il Carrozzone, (Ebdòmero Crollo Nervoso) nel suo film Theater in trance (1981), dove sono presenti le esperienze teatrali di spicco nel momento (Squat Theatre, Jérome Savary, Winston Tong, Werkteater, Kipper Kids, Yoshi Oida, Pina Bausch…). Nel 1982 studia a fondo il Teatro Kabuki presso il Teatro Nazionale di Tokyo, che gli sarà d’ispirazione in molti spettacoli sia di prosa sia di lirica.
Alla metà degli anni Ottanta inizia a teorizzare e praticare una forma di teatro di poesia, volta a coniugare drammaturgia in versi e scrittura scenica. Questa fase coincide inizialmente con l’elaborazione drammaturgica di una trilogia di testi scritti e messi in scena tra 1984 e 1985: Genet a Tangeri (Premio Ubu 1984 come miglior spettacolo dell’anno), Ritratto dell’attore da giovane e Vita immaginaria di Paolo Uccello, presentati poi, nel 1985, alla Biennale Teatro di Venezia e nel 1986 al Teater-Dans di Anversa. Per il Festival del Teatro Italiano a New York, viene tradotto e messo in scena Ritratto dell’attore da giovane (Portrait of the actor as a young man) a cura della Cattedra di Drammaturgia della Columbia University.
Nel 1987 porta sulla scena, su traduzione e drammaturgia di Franco Quadri, il romanzo Come è di Samuel Beckett, Premio Ubu 1987 come miglior regia. Nello stesso anno presenta, al Teatro dell’Opera di Kassel, come apertura della mostra di arti visive “documenta 8”, Artaud, una tragedia, spettacolo sugli ultimi giorni di vita di Antonin Artaud, cui fa seguito, nel 1988, un dittico di testi del drammaturgo tedesco Heiner Müller: Hamletmaschine (dove utilizza un attore Onnagata, cioè un attore che nel Teatro Kabuki interpreta solo parti femminili, in questa occasione Ofelia) e Medeamaterial. Dal 1989 dirige a Prato, presso il Teatro Metastasio, tre spettacoli d’ispirazione dantesca. Affida la rielaborazione drammaturgica della Divina Commedia a tre poeti: Edoardo Sanguineti (Commedia dell’Inferno, 1989), Mario Luzi (Il Purgatorio, 1990) e Giovanni Giudici (Il Paradiso, 1991). Nel 1990 riprende Hamletmaschine per il Teatro Taganka di Mosca nell’ambito del Festival del Teatro Italiano (erano presenti, tra gli altri, Dario Fo, Giorgio Strehler, Luca Ronconi) e per il TIFT: Tokyo Theatre Festival. I lavori successivi si iscrivono nell’ambito di una moderna riappropriazione dei classici: del 1989 è il beckettiano Aspettando Godot per il Teatro Stabile di Palermo; nel 1991 firma per il Teatro di Roma, Adelchi di Alessandro Manzoni, mentre nel 1992 torna a Beckett con Finale di partita per il Centro Teatrale Bresciano.
Sin dall’inizio del suo lavoro, Tiezzi è affascinato dal teatro musicale: del 1976 è una collaborazione con Azio Corghi per Tactus all’Autunno Musicale a Como. Nel 1992 Salvatore Sciarrino compone la musica per una nuova edizione del Paradiso al Ravenna Festival, nella Basilica di San Vitale, mentre due anni dopo Giacomo Manzoni appronta la partitura per un nuovo Inferno.
Esordisce nella regia lirica con un’apprezzatissima Norma (1991) al Teatro Petruzzelli di Bari con le scene del pittore Mario Schifano, cui faranno seguito una Traviata al Teatro Pergolesi di Jesi (1992), e il Barbiere di Siviglia per il Teatro La Fenice a Venezia. In questi anni ha come collaboratori alcuni pittori e architetti: Mario Schifano, Alighiero Boetti, Alessandro Mendini. Nel 1994 mette in scena, con grande successo, Edipus di Giovanni Testori, (Premio Ubu come miglior regia a Tiezzi e come migliore interpretazione maschile a Sandro Lombardi); e successivamente approda al teatro di Pasolini con Porcile. Del marzo 1995 è la regia di Carmen di Georges Bizet per il Teatro Comunale di Bologna; e del giugno successivo, per il 58° Maggio Musicale Fiorentino, quella di Felicità turbate, testo  che  Tiezzi commissiona a Mario Luzi e dedicato al pittore cinquecentesco Pontormo, con musiche originali di Giacomo Manzoni. Dello stesso anno è Conversazione per passare la notte, di Raffaella Battaglini, Marisa Fabbri, Magda Mercatali e Gianfranco Varetto interpreti principali. Del 1996 è un secondo capitolo testoriano: Cleopatràs, dove Sandr m>Les Vêpres Siciliennes di Giuseppe Verdi. Realizza poi Nella giungla della città di Bertolt Brecht, di cui cura anche la traduzione.
Nel 1998, con lo spettacolo Scene di Amleto I, creato per il Teatro Fabbricone di Prato (Premio Ubu per la miglior regia) sigla l’apertura di una fase nuova di lavoro. Tiezzi dedica al capolavoro scespiriano altri due spettacoli (Scene di Amleto II, 1999, e Scene di Amleto III, 2000), cui segue Amleto nel dicembre 2002. Frattanto, con Due lai, 1998, prosegue il felicissimo lavoro sull’opera di Giovanni Testori, di cui nel 2001 mette in scena anche L’Ambleto. Per tutti e tre i lavori, Lombardi ottiene il Premio Ubu. Debutta nell’ottobre 1999 a Venezia con Zio Vanja di Anton Cechov per la Biennale-Teatro, con i sipari di Giovanni Frangi. E nello stesso anno Tiezzi realizza la pucciniana Madama Butterfly per il Teatro Regio di Torino. Nel 2000 è impegnato con Didone ed Enea di Henry Purcell al Festival Monteverdiano di Cremona, allestimento che successivamente approda al Maggio Musicale Fiorentino, dove anche dirige la belliniana La Sonnambula. Sempre nel 2000 debutta con un testo di Thomas Bernhard, L’apparenza inganna, Premio Ubu alla regia. Nel 2003 realizza La clemenza di Tito di Mozart per il Maggio Musicale Fiorentino. Nel 2004 allestisce Antigone di Sofocle di Bertolt Brecht, che concluderà la sua fortunata tournée al Berliner Ensemble, in occasione del cinquantesimo anniversario della morte del drammaturgo. Dello stesso anno è Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini di Mario Luzi, messo in scena in occasione del novantesimo compleanno del poeta. Apre la stagione teatrale del Teatro Verdi di Trieste nell’ottobre 2004 con la regia de I cavalieri di Ekebù di Riccardo Zandonai.
In tutti questi anni il lavoro di Tiezzi si è spinto – sia nella drammaturgia classica e moderna, sia nella lirica – sempre più verso l’astrazione figurativa, in un rapporto costante con le arti visive, la danza e la musica; verso la ricerca di uno spazio emotivo, che gli permetta di isolare e approfondire maggiormente i personaggi, la recitazione (dei cantanti e degli attori), le situazioni drammatiche e la musica, in tutta la pienezza del loro significato; verso una pedagogia dell’attore che possa coniugare tradizione e contemporaneità. E proprio nella regia lirica sperimenta nuove forme recitative e interpretative mutuate dalla continua ricerca laboratoriale caratteristica dei suoi spettacoli teatrali.
Fittissima, tra 1995 e 2001, la sua attività radiofonica, prevalentemente per Radio3Rai: Edipus, di Testori, 1994; Porcile di Pasolini, 1995; Felicità turbate di Luzi, 1995; Cleopatràs , 1997, Due lai: Erodiàs e Mater strangosciàs di Testori, 1999; Arcadia, di Tom Stoppard, all’interno del programma di teatro curato da Franco Quadri, 1999.  Nel 1998, per il progetto di Luca Ronconi “Il teatro alla radio”, realizza le regie di: L’assoluto naturale di Goffredo Parise; Nembo di Massimo Bontempelli; L’abominevole donna delle nevi di Rodolfo Wilcock; Santa Giovanna dei macelli di Bertolt Brecht.
Del marzo 2005 è la sua prima regia wagneriana con La Valchiria al Teatro San Carlo di Napoli, scene di Giulio Paolini e costumi di Giovanna Buzzi (premio Abbiati). E ancora al San Carlo allestisce nel 2005 il verdiano
Trovatore, successivamente ripreso, in Italia, a Bari, Cagliari e Trieste e, in Giappone, a Tokyo e Osaka. Nel novembre realizza Gli Uccelli di Aristofane, Premio Ubu come miglior spettacolo, mentre nel gennaio dell’anno successivo debutta a Trieste con Don Quichotte di Jules Massenet e, nel settembre, a Livorno, con Iris di Pietro Mascagni, poi riallestita a Bari e Trieste. È con Andrea Chenier di Umberto Giordano al Teatro Bellini di Catania nell’aprile 2007. Nel novembre dello stesso anno presenta al Teatro Argentina di Roma un’edizione sorprendente dei pirandelliani Giganti della montagna, per la quale chiede al drammaturgo palermitano Franco Scaldati di concludere l’ultimo atto, lasciato in sospeso da Pirandello. Nello stesso anno apre la stagione del Teatro San Carlo di Napoli con Parsifal di Richard Wagner, accolto da grande successo e successivamente riallestito al Teatro Regio di Torino. Nell’aprile 2008 realizza, al Teatro Comunale di Bologna, una seconda regia della Norma di Bellini. Nell’autunno dello stesso anno debutta con Passaggio in India, Giulia Lazzarini nel ruolo di Mrs. Moore, tratto dall’omonimo romanzo di Forster, cui arride una fortunata e lunghissima tournée.
Dal 2007 al 2010 è direttore artistico della Fondazione Teatro Metastasio di Prato, lo Stabile della Toscana. Presso l’istituzione pratese fonda il Teatro Laboratorio della Toscana, con cui si prefigge di coltivare compagini di giovani da immettere dopo un biennio di studio nell’attività recitativa. Il primo spettacolo del Laboratorio è La madre di Bertolt Brecht (2009). Nell’autunno dello stesso anno debutta con La vedova allegra di Franz Léhar al Teatro Verdi di Trieste, regia ripresa con successo al San Carlo di Napoli e al Carlo Felice di Genova. Realizza nell’autunno del 2009 Simon Boccanegra di Verdi alla Staatsoper di Berlino, con le scene di Maurizio Balò, Placido Domingo nel ruolo principale e la direzione di Daniel Barenboim. Successivamente crea, per il suo Laboratorio, Scene da Romeo e Giulietta per lo spazio del Teatro Fabbricone, da cui escono alcuni giovani attori destinati a una successiva fortunata carriera. È della primavera del 2010 un nuovo allestimento del Simon Boccanegraal Teatro alla Scala con le scene di Pierpaolo Bisleri e i costumi di Giovanna Buzzi, ripreso anche, visto il successo, nel dicembre 2014. Nell’ottobre del 2010 debutta al Piccolo Teatro di Milano I promessi sposi alla prova di Giovanni Testori. Nel 2011, dopo la ripresa di Parsifalal Regio di Torino, cura la regia, al Petruzzelli di Bari, in prima assoluta, de Lo stesso mare un’opera di Fabio Vacchi su libretto di Amos Oz, con le scene di Gae Aulenti. Trasferisce la sede del Laboratorio della Toscana, dopo Prato, a Pontedera (2010-11), a Castiglioncello (2012-13) e infine a Pistoia. In questo ambito di lavoro formativo e pedagogico presenta, a Pontedera, Scene di Woyzeck da Büchner/Berg (2012) e a Castiglioncello Il Pappagallo Verde di Arthur Schnitzler (2014). A Bari nel 2013 allestisce La grande passeggiata, del drammaturgo Fabrizio Sinisi, fattosi conoscere nella sessione di Pontedera del Laboratorio.
Gli ultimi lavori, accolti con grande favore dal pubblico e dalla critica, sono Un amore di Swann, drammaturgia di Sandro Lombardi dal romanzo di Marcel Proust (2012), Non si sa come di Luigi Pirandello, Il ritorno di Casanova, tradotto e adattato dallo stesso Tiezzi a partire dal racconto di Arthur Schnitzler, e una nuova edizione de L’apparenza inganna di Thomas Bernhard. Nel maggio del 2015 firma Ifigenia in Aulide di Euripide, all’interno del 51° Ciclo di Rappresentazioni Classiche al Teatro Greco di Siracusa. Nel gennaio del 2016 debutta al Piccolo Teatro di Milano Questa sera si recita a soggetto di Luigi Pirandello, con Luigi Lo Cascio protagonista; e nell’aprile dello stesso anno debutta al Teatro Argentina, con la produzione del Teatro di Roma, Calderón di Pier Paolo Pasolini, protagonisti Sandro Lombardi e Francesca Benedetti. Lo spettacolo si aggiudica il premio Ubu per la miglior regia 2016, oltre a essere finalista anche come miglior spettacolo dell’anno, migliore interpretazione maschile (Sandro Lombardi), miglior scenografia (Gregorio Zurla). Sempre nel 2016 viene ripreso per la quinta volta il Simon Boccanegra  alla Scala. Questo fortunato allestimento viene infine proposto al Teatro Bolshoi di Mosca, con la direzione di Myung-Whun Chung, dove il pubblico moscovita gli decreta grande successo. Alla sua decima ripresa, nel dicembre 2016, viene riallestito, al Teatro Petruzzelli di Bari, La vedova allegra di Franz Lehar; e nel 2019 viene ripresa la Valchiria al San Carlo di Napoli. Nel 2017 torna a Schnitzler con La signorina Else per il Teatrino Anatomico dell’Ospedale del Ceppo di Pistoia. Nel 2018 firma per il Piccolo Teatro di Milano la regia di Freud o l’interpretazione dei sogni di Stefano Massini, Fabrizio Gifuni nel ruolo di Freud, e per il Teatro Nazionale di Roma Antigonedi Sofocle. Debutta nel 2019 al Teatro Fabbricone di Prato con Scene da Faust di J.W. Goethe. Nel 2020 cura la regia per Samusà di e con Virginia Raffaele, spettacolo che rievoca le luci i suoni e le meraviglie fluorescenti di un Luna Park con i suoi mille personaggi.