Pagliacci All’uscita

da Leoncavallo e Pirandello
di e con Roberto Latini
e con Elena Bucci, Ilaria Drago, Savino Paparella, Marcello Sambati
musiche e suono Gianluca Misiti | luci e direzione tecnica Max Mugnai

 in coproduzione con Teatro Vascello – La Fabbrica dell’Attore
con il sostegno del Centro di Residenza della Toscana (Fondazione Armunia Castiglioncello – CapoTrave/Kilowatt Sansepolcro)

foto Manuela Giusto

“Pagliacci”, dal libretto dell’opera di Ruggero Leoncavallo, con debutto a Milano nel 1892 e “All’uscita”,
l’atto unico che Pirandello definisce “mistero profano”, andato in scena a Roma per la prima volta, nel 1922. Sono due testi molto diversi per stile e contenuto, ma capaci di una comune sensazione che li rende profondamente accostabili: il primo è immerso nel Verismo di fine ‘800, nella trama spietata del delitto d’onore e d’amore, il secondo è una parabola metafisica, quasi filosofica.
Sembrano, per struttura e doti, collocabili da una parte all’altra di un ponte ideale, fondamentale per la letteratura teatrale, che a cavallo dei due secoli, riesce a trasformare i percorsi sintattici in prospettive drammaturgiche; uno accanto all’altro, creano un terzo materiale, indipendente, per evocazione e compromissione: il sipario metateatreale che Pirandello aprirà sul nuovo secolo, viene scucito da Leoncavallo nel suo Pagliacci.
Insieme, sono una dichiarazione d’indipendenza tra il Verismo e il teatro borghese.
Il Teatro nuovo è all’indomani di un giornata di sole e coltello e di un notturno di cimitero e ombre.
All’uscita da Pagliacci, è il vero appuntamento.
(O da dove abbiamo mosso il nostro mare).

RL