Oreste

da Euripide
regia di Dario Battaglia
musiche originali di Gioacchino Balistreri
costumi Ivan Bicego Varengo
progetto visual Anita Martorana

con Francesca Piccolo, Aurora Cimino, Ivan Graziano, Antonio Bandiera, Alessandro Burzotta, Marcello Gravina, Caterina Fontana

in collaborazione con Teatro Laboratorio della Toscana

Oreste rientra a pieno titolo all’interno di quel gruppo di rielaborazioni mitologiche elaborate da Euripide; si pensi alle due Ifigenie, di Aulide e Tauride, all’Elena, alla stessa Elettra. Attraverso queste varianti, il tragediografo ci fornisce delle inedite versioni dei protagonisti di quel nucleo di racconti, che ben conosciamo attraverso il mito “ufficiale”, ed è solito farcire le sue scritture con delle tenui tinte oniriche, grottesche, che aumentano a dismisura l’attrazione e la seduzione che questi testi presentano, seppur a duemilacinquecento anni di distanza.

L’interesse nei confronti di questo testo nasce da varie motivazioni: Oreste è un testo sul rapporto tra giovinezza e vecchiaia, sui conflitti generazionali. Menelao e Tindaro rappresentano l’ordine politico e politichese costituito, saldamente conservatore, ancorato ai valori fondanti l’antico; i tre protagonisti sono, invece, rivoluzionari nell’opporsi alle ingiustizie, nell’affrontarle con le loro sole forze, in bocca a qualunque rischio. Quali azioni sono, infatti, appannaggio esclusivo dei giovani e a quali responsabilità sono chiamati per discostare il loro destino da quanto deciso dal fato? È evidente e sorprendente più che mai, a tal 2 proposito, il collegamento con la contemporaneità, con ciò contro cui i giovani, come tutti gli interpreti di questo testo, si sentono in conflitto.