









Dopo la trilogia dedicata a Roberto Longhi, Arturo Martini e Alberto Savinio, e ruotante attorno a figure centrali dell’arte italiana nel Novecento, lavoro proseguito poi con lo spettacolo su testi di Aldous Huxley, tutti realizzati grazie alla collaborazione fra il Teatro Laboratorio della Toscana e l’Accademia di Belle Arti di Firenze, il percorso didattico 2023/2024 rinnova tale collaborazione, con il coinvolgimento specifico della Classe del biennio di Scenografia arriva a con conclusione con:
Diana e la Tuda
di Luigi Pirandello
un progetto didattico di Federico Tiezzi
da un’idea di Mauro Pratesi
con gli attori del Teatro Laboratorio della Toscana diretto da Federico Tiezzi & Sandro Lombardi: Salvatore Alfano, Pasquale Aprile, Sem Bonventre, Monica Buzoianu, Sebastiano Caruso, Valentina Corrao, Antonio Perretta
a cura di Roberto Latini
DOMENICA 17 NOVEMBRE, ore 18
Teatro Mauro Bolognini – Pistoia
info e prevendita 0573 991609 – 27112 www.teatridipistoia.it
LUNEDÌ 18 NOVEMBRE, ore 18
Accademia di Belle Arti – Firenze
prenotazioni chiara.gulmini@abafi.edu.it
docente della Scuola di Scenografia: Franco Venturi con Francesco Givone
Scene e costumi: Scuola di Scenografia Biennio Accademia di Belle Arti di Firenze
Sarta Giulia Ciambellotti – Fondazione Arte della Seta Lisio Firenze
una produzione
Teatro Laboratorio della Toscana, Compagnia Lombardi-Tiezzi, Accademia di Belle Arti
in collaborazione con ATP-Teatri di Pistoia
e con il sostegno di Comune di Firenze, Regione Toscana, MiC
L’obiettivo: innescare un contatto diretto tra studenti di Belle Arti, allievi attori e maestranze qualificate del mondo teatrale, che offra l’opportunità ai futuri professionisti di partecipare a tutte le fasi di lavorazione, dall’elaborazione drammaturgica di un testo fino alla messa in scena dello spettacolo. Una formazione completa sulle arti della scena.
Partendo da suggestioni provenienti dallo stesso corpo docente dell’Accademia, si propone per il 2024 un lavoro su Diana e la Tuda di Luigi Pirandello, con la cura progettuale di Federico Tiezzi e la cura registica di Roberto Latini. Rappresentata per la prima volta in Italia a Milano nel 1927 dalla Compagnia del Teatro d’Arte di Roma, l’opera è tutta giocata tra una contrapposizione tra vita e forma, dove la vita è il perenne fluire delle cose e dell’esistenza, mentre la forma è la fissazione del fluire in immagini statiche. All’interno del dramma, come brecce, compaiono bagliori cupi, che promanano dall’inconscio e dalla psiche sconvolta del protagonista Giuncano, il vecchio scultore, ossessionato dalla forma sino a volerla distruggere al pari del l’illustre esempio ‘michelangiolesco’.
«Gli attori saranno invitati e sollecitati all’interno di un rigoroso meccanismo scenico che tenterà di esaltare al massimo la relazione così fondamentale tra l’opera e l’autore, come quella che c’è tra l’attore e il personaggio», spiega Roberto Latini.
Negli stessi anni in cui Pirandello riflette sul metateatro, un suo contemporaneo, l’attore Louis Jouvet, stabilisce con felice chiarezza la differenza tra acteur e comédien, tra colui che entra nel personaggio e colui che lo riceve in sé. Riprendendo considerazioni dal Paradosso sull’attore di Diderot, queste riflessioni saranno parallele agli sforzi di Pirandello, e forse proprio grazie a certi spunti pirandelliani potranno radicarsi trasversalmente nel Novecento.
Ancora oggi, tutte le strade che s’intrecciano nella percezione tra l’artista e la sua arte, tra i modelli e le forme, tra tema e variazione, tra un ritratto e il volto, passano tutte, fatalmente, dal sentire queste scelte e riconoscerle: per Jouvet, l’Elogio del disordine; per Pirandello, Diana e la Tuda.

