Venere e Adone

La nuova creazione di Roberto Latini sarà in scena nel 2021 . Dall’incontro e unione di frammenti da Shakespeare a Tiziano, da Rubens e Canova a Carracci e Ovidio, nasce una performance sul senso del teatro e dell’arte in un percorso che attraversa il mito nell’arte, declinando forme e sostanze.

VENERE E ADONE
(siamo della stessa mancanza di cui son fatti i sogni)

da Shakespeare
di e con Roberto Latini

musica e suono Gianluca Misiti
luce Max Mugnai
costume Gianluca Sbicca
scena Marco Rossi

produzione
Compagnia Lombardi – Tiezzi

In uscita da questo tempo immobile, mi piace riferirmi allo stesso argomento che scelse Shakespeare quando i teatri a Londra nel 1593 furono chiusi per la peste: Venere e Adone.
L’amore terrestre e quello divino nel disarmo di un destino ineluttabile.
Voglio smettere lo spettacolo, o la proposta che gli farebbe il verso, a favore di un materiale in movimento, incessante, fluido.
Provare ad aprire al pubblico l’impreparazione del processo creativo, non alcuna pretesa di prodotto finito.

Immagino percorsi senza tappe, oppure immagini senza continuità.
Di versi dispersi.
La scena suggerisce la creazione, eppure non l’afferra, lasciandosi ciclicamente contemplare o collocare altrove.

Venere e Adone, da Shakespeare a Tiziano, Rubens, Canova, Carracci, Ovidio, attraversano il mito nell’arte, declinando forme e sostanze.
In tutti, una sospensione, un respiro-fotogramma, solo, fermato, definito, come a impedire che il racconto si possa compiere nel finale che già sappiamo.
È forse la speranza che si possa vincere il destino, dando all’Arte il compito di sfidare il tempo e trattenerlo.

Sospenderci nella tenerezza.

Venere e Adone è la storia di ferite mortali, di baci sconfitti che non sanno, non riescono a farsi corazza, difesa. Anche Amore non può nulla. Anche Amore è incapace; è sfinito, è logoro, è vecchio. Sconfitto.